L'Istituto di Cultura Bengalese in Italia è lieta di celebrare il II Anniversario dell'Istituto.
Il Bangladesh in Italia
La Bandiera del Bangladesh...simbolo nazionale!
È stata adotta ufficialmente a partire dal 17 gennaio 1972.Shaheed Minar, monumento nazionale del Bangladesh
Lo Shaheed Minar è un monumento nazionale situato a Dhaka, in Bangladesh, realizzato per commemorare i martiri del movimento per la conservazione della lingua madre nel 1952. (Shaheed significa martire).

Doel - Uccello nazionale del Bangladesh
tanto da dedicargli addirittura una bellissima piazza (che appunto si chiama Doyel Chatwar ) e che si trova a Dhaka, la capitale del Bangladesh.
Versione inglese: http://bcii-en.blogspot.com/2009/06/doel-or-magpie-robin.html
Mehndi è il nome hindi per una pianta di media grandezza dai fiori bianchi che cresce in Nord Africa, in Medio Oriente, in India e nel Sud Est Asiatico.
Per secoli questa pianta è stata impiegata per la tintura di cotone, lana e seta e continua ad essere molto popolare come tinta per capelli e come colore per decorazioni sul corpo, soprattutto su mani e piedi. Il suo nome arabo, hinna, poi henné. In italiano hennè.
Nei matrimoni islamici, ebrei spagnoli ed indù le spose e a volte anche gli sposi sono decorati con disegni di buon auspicio. In alcuni luoghi è credenza che la maggiore profondità del colore dell'hennè determini la maggiore felicità della nuova unione.
Sebbene sia più frequente che solo la mano della sposa sia decorata con l'hennè, in certe regioni del Bangladesh e del Kashmir anche le mani dello sposo sono decorate con motivi esclusivamente adatti agli uomini.
Shari e accessori
È un di tessuto di seta o di cotone, lungo circa sei metri e che si porta avvolto intorno ai fianchi e drappeggiato sulla spalla sinistra. Viene indossato fermando un’estremità alla sottogonna, si forma un mazzo di pieghe e poi lo si drappeggia intorno al corpo facendolo passare sul dorso a coprire il seno e poi ricadere dalla spalla sinistra. La parte finale detta pallu, è la parte più riccamente decorata e viene a volte fatta passare sul capo.
Il sari non ha cuciture di sorta e non richiede bottoni, lacci, elastici, fibbie, cinture di alcun genere perché si indossa ripiegando la stoffa su se stessa come in un origami. Gli stili del drappeggio possono essere diversi.
Un altro accessorio importante da acquistare con il sari è una sottogonna di cotone, sempre in nuance, con chiusura a coulisse in vita. È in questa che si infilano e si fissano le pieghe del sari, proprio sotto l'ombelico.
Il colore o la stampa di un sari è scelto accuratamente a seconda dello stato civile e dell'età della signora. Per le spose il rosso è il colore preferito. Le tinte unite e i colori della terra sono invece più adatti alle signore in età. Il primo sari viene donato alle ragazze al raggiungimento della pubertà, con una cerimonia festosa che coinvolge famiglia ed amici.
I sari del Bengala, i baluchari, presentano decorazioni di richiamo epico, soprattutto dal Ramayana, solamente sul bordo e sul pallu, rendendoli simili a degli arazzi.
Il sari è anche un meraviglioso tessuto che trova mille applicazioni nell’arredamento.
Quando si indossa il sari bisogna fare moltissima ttenzione anche agli accessori e ai particolari. Bisogna scegliere nelle varie nuances di colore che si addattino a quello del sari: i braccialetti detti churi, la collane e gli orecchini, i sandali da portare ai piedi, la borsetta, le cavigliere e altre decorazioni come i bellissimi bindi.
In grande conto sono tenuti gli orecchini, la gemma sulla narice, gli anelli, infilati anche alle dita dei piedi, e, importantissime, le cavigliere, che sono rigorosamente gemelle e portate piuttosto larghe, in modo che i pendagli o le catenelle che le adornano cadano quasi sul collo del piede.
Poi, altro elemento importantissimo è il trucco.
Il trucco può essere anche molto elaborato, arricchito con disegni all'hennè sulle mani e sui piedi, ma comprende come minimo il notissimo kajal e molto spesso il "terzo occhio" disegnato o incollato sulla fronte, di colore blu, rosso, giallo o nero. Il terzo occhio si chiama bindi, appunto.
Come tocco finale, sui capelli, neri, lunghi, lisci e variamente raccolti, si appoggia una collana di fiori di gelsomino.







