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Felice Capodanno Bengalese 2010 - Subho Noboborsho 1417






































Il BCII augura un meraviglioso
Nuovo Anno Bengalese!

Felice 1417 a tutti!
Fantastico 2010!
Il Capodanno del Bengala segna, per le popolazioni del Sud-est asiatico, l’inizio del Nuovo Borsho, l’anno di un calendario antico che coincide con la raccolta del riso. I contadini gli danno il benvenuto con feste popolari e fiere.

Per salutare un altro Pahela Baishakh o Bangla Navabarsa, il Capodanno, Dhaka, la capitale del Bangladesh, vive il suo maggior fermento. La gente va nelle piazze principali anche se è per la strada che si confondono, in un piacevole mix, spettacoli, musiche, danze e cibi della tradizione.

Nell’antichità il festival per il Capodanno, il Boishakhi Mela, seguiva il ciclo lunare e si inaugurava in primavera. Poi, con il tempo, la tradizione ha cominciato a seguire il ciclo solare e ha stabilito, come data per i festeggiamenti, il primo giorno del mese Boishak, che cade intorno al 14 Aprile.

Capodanno Bengalese 2010 - Boishakhi Mela 1417



Il Capodanno Bengalese 2010 avrà luogo il giorno 14 aprile presso il quartiere Tuscolana a Roma.

Capodanno Bengalese 2009 - Boishakhi Mela 1416 a Roma


















Manifestazione con spettacoli di danza e musica tradizionale bengalese, singalese, cinese e indiana, con stand di artigianato, bigiotteria indiana, tessuti e cucina sud-asiatica, con differenti iniziative di natura intellettuale, come dibattiti sul razzismo, sulle seconde generazioni e sul nuovo concetto di cittadinanza.












































































































CAPODANNO BENGALESE - BOISHAKHI MELA - Boishakhi Mela a Dhaka

Il Capodanno in bengalese si chiama Pohela Boishakh, o Poila Boishakh. Si tratta del Nuovo Anno o Capodanno bengalese, il Nôbobôrsho, cioè il primo giorno del calendario bengalese, celebrato sia in Bangladesh sia nel Bengala Occidentale e anche nelle comunità bengalesi a Assam e a Tripura. La celebrazione del Pohela Boishakh unisce tutti i membri delle differenti comunità bengalesi, indipendentemente dalle differenze religiose e regionali. Il Pohela Boishakh cade il 14 di aprile o il 15 di aprile, secondo il calendario gregoriano, sulla base dell’applicazione del nuovo o del vecchio calendario bengalese.



In Bangladesh, il Pohela Boishakh è celebrato il 14 di aprile perché si seguono le indicazioni dell’Accademia Bangla, che ha designato come ufficiale il calendario modificato e corretto. In Bangladesh, il Pohela Boishakh è una festività nazionale. Nel Bengala la festa di Capodanno è strettamente connessa con la vita rurale. Di solito, in occasione del Pohela Boishakh, le case sono pulite a fondo. La gente si alza presto la mattina ed è felice di indossare i vestiti più eleganti. La giornata si trascorre incontrando i parenti, gli amici e anche i vicini di casa. Si preparano delle pietanze speciali proprio per accogliere nel modo più gentile e ricco i propri ospiti. Si tratta, quindi, di una festa rurale, di campagna, che è diventata, nel tempo, enorme, importantissima nelle grandi città e specialmente nella capitale del Bangladesh, Dacca. In moltissimi luoghi del paese si organizzano delle fiere o sagre proprio in occasione del Capodanno. Differenti prodotti agricoli e anche artigianali, come giocattoli, cosmetici e anche disparati tipi di piatti e dolciumi sono venduti in queste fiere. Durante le fiere è anche possibile assistere a spettacoli, concerti, con cantanti e ballerini che si esibiscono nelle famose jatra (esecuzioni musicali tradizionali), pala gan, kobigan, jarigan, gambhira gan, gazir gan e alkap gan. Si presentano le canzoni popolari o folk come quelle baul, marfati, murshidi e bhatiali. Si rappresentano anche le narrative plays, cioè delle vere e proprie rappresentazioni teatrali, come Laila-Majnu, Yusuf-Zulekha e Radha-Krishna. Tra le altre attrazioni di queste ferie vi sono anche spettacoli di marionette e le giostre. La festa del Pohela Boishakh, anche se è nata come una festa rurale, è diventata molto diffusa e importante nelle città. La mattina presto la gente si siede sotto un grande albero o lungo la riva di un lago per vedere l’alba. Gli artisti che si esibiscono cantano delle canzoni di augurio per il nuovo anno. Tutti indossano i tradizionali abiti della festa: le ragazze indossano il sari dagli orli rossi e portano anche i bracciali churi, i fiori ful e i tipici bindis. Gli uomini, invece, portano il paejama di colore bianco o pants oppure il lungi (dhoti/dhuti), cioè una lunga gonna o ancora il kurta, cioè una tunica. La gente in città inizia la giornata con la tradizionale colazione a base di panta bhat, che secondo la tipica ricetta prevede riso, peperoncino verde, cipolla e pesce hilsa fritto. Invece il Panta Ilish è un piatto tradizionale a base di riso avanzato con il pesce hilsa fritto, con aggiunta di shutki, cioè pesce essiccato, achar, cioè sottaceti come i cetrioli, dal, cioè lenticchie, peperoncino verde e cipolla. Questo piatto a base di pesce è molto popolare in occasione della festa del Pohela Boishakh.




A Dhaka si tiene ogni anno la festa più bella, divertente e colorata in occasione del Capodanno. La gente attende il mattino sotto gli alberi banyan, cioè i tipici ficus benghalensis, gli alberi baniano, cioè fichi del Banyan al Ramna Park, dove gli artisti Chhayanat salutano il nuovo giorno con le famosissime canzoni di Rabindranath Tagore:







Esho, he Boishakh, Esho Esho
(Vieni, O Boishakh, Vieni, Vieni)







Una cerimonia simile, di benvenuto al nuovo anno, ha luogo l’Istituto delle Belle Arti all’Università di Dacca. Gli studenti e gli insegnanti dell’istituto danno vita ad una processine colorata e sfilano all’interno del campus universitario. Organizzazioni sociali e culturali organizzano degli spettacoli culturali per celebrare il nuovo anno. I giornali pubblicali dei supplementi speciali e anche alla radio e alla televisione si mandano in onda dei programmi speciali.




La magia del Capodanno Bengalese dalle parole di Rony Akther, Presidente del B.C.I.I.: “Quando ero piccolo aspettavo con ansia questa festa. I profumi, i colori, gli abiti del traditionale prendono forma in tutto il paese e la festa del Boishakhi Mela, il festival del Capodanno bengalese, comincia così, di buon’ora, alle 7 del mattino e dura per una settimana. Tutti indossano abiti nuovi. Gli uomini il punjabi, vestito lungo, o il koti, camicia a maniche larghe, e le donne i raffinati shari, abiti di stoffe pregiate con colori accesi. Si regalano fiori, libri, musica e, ovviamente, si fanno gli auguri. Il Capodanno del Bengalese segna, per le popolazioni del Sud-est asiatico, l’inizio del Nuovo Borsho, l’anno di un calendario antico che coincide con la raccolta del riso. I contadini gli danno il benvenuto con feste popolari e fiere. Per salutare un altro Pahela Baishakh o Bangla Navabarsa (Capodanno) Dhaka, la capitale del Bangladesh, vive il suo maggior fermento. La gente va nelle piazze principali anche se è per la strada che si confondono, in un piacevole mix, spettacoli, musiche, danze e cibi della nostra tradizione. Nell’antichità il festival per il Capodanno, il Boishakhi Mela, seguiva il ciclo lunare e si inaugurava in primavera. Poi, con il tempo, la tradizione ha cominciato a seguire il ciclo solare e ha stabilito, come data per i festeggiamenti, il primo giorno del mese Boishak, che cade intorno al 14 Aprile. Quando ero piccolo aspettavo con ansia questa festa. Sono figlio unico. Per una volta all’anno, almeno, i miei genitori si dimenticavano di me e mi lasciavano andare dove volevo. Con i miei amici cercavo i giochi che organizzavano per noi ragazzi nelle strade di Dhaka e nei villaggi di campagna. Poi ci fermavamo per strada a mangiare il nostro riso biyrani condito con spezie varie, o il jal mori (riso soffiato ricco di salsa di mango e ingredienti vari) e il piegiu (lenticchie gialle con olio e cipolla), per finire al tipico dolce paesh o alle frittelle calde gilapi con farina, zafferano e zucchero. Oggi, in Bangladesh, la tradizione del Boishakhi Mela è la stessa di allora ma, grazie al palco, io la vivo qui in Italia e mi piace trasmetterla a chi non la conosce affatto.”
Video festeggiamenti Capodanno Bengalese a Dhaka , aprile 2009:http://www.kataweb.it/multimedia/media/5524316
... aspettando i festeggiamenti per il Capodanno Bengalese 2009 - il Boishakhi Mela 1416 a Roma, nel mese di maggio...

... Rony Akther, presentatore carismatico della comunità bengalese, è pronto ad animare in maniera simpatica e divertente come sempre le serate del Capodanno Bengalese 2009 ...

IL CAPODANNO BANGLADESE NELLE PAROLE DI RONY

RONY AKTHER, Presidente del B.C.I.I.

Quando ero piccolo aspettavo con ansia questa festa.”
Inizia così il racconto di Rony Akther.
“I profumi, i colori, gli abiti del Bengala prendono forma in tutto il paese e la festa del Boishakhi Mela, il festival del Capodanno bengalese, comincia di buon’ora, alle 7 del mattino e dura per una settimana. Tutti indossano abiti nuovi. Gli uomini il punjabi, vestito lungo, o il koti, camicia a maniche larghe, e le donne i raffinati shari, abiti di stoffe pregiate con colori accesi.
Si regalano fiori, libri, musica e, ovviamente, si fanno gli auguri.
Il Capodanno del Bengala segna, per le popolazioni del Sud-est asiatico, l’inizio del Nuovo Borsho, l’anno di un calendario antico che coincide con la raccolta del riso. I contadini gli danno il benvenuto con feste popolari e fiere.
Per salutare un altro Pahela Baishakh o Bangla Navabarsa, il Capodanno, Dhaka, la capitale del Bangladesh, vive il suo maggior fermento. La gente va nelle piazze principali anche se è per la strada che si confondono, in un piacevole mix, spettacoli, musiche, danze e cibi della nostra tradizione.
Nell’antichità il festival per il Capodanno, il Boishakhi Mela, seguiva il ciclo lunare e si inaugurava in primavera. Poi, con il tempo, la tradizione ha cominciato a seguire il ciclo solare e ha stabilito, come data per i festeggiamenti, il primo giorno del mese Boishak, che cade intorno al 14 Aprile.
Quando ero piccolo aspettavo con ansia questa festa. Sono figlio unico. Per una volta all’anno, almeno, i miei genitori si dimenticavano di me e mi lasciavano andare dove volevo. Con i miei amici cercavo i giochi che si organizzavano per noi ragazzi nelle strade di Dhaka e nei villaggi di campagna. Poi ci fermavamo per strada a mangiare il nostro riso biyrani condito con spezie varie, o il jal mori (riso soffiato ricco di salsa di mango e ingredienti vari) e il piegiu (lenticchie gialle con olio e cipolla), per finire al tipico dolce paesh o alle frittelle calde gilapi con farina, zafferano e zucchero. Oggi, in Bangladesh, la tradizione del Boishakhi Mela è la stessa di allora ma, grazie al palco, io la vivo qui in Italia e mi piace trasmetterla a chi non la conosce affatto.”

Rony Akther è il Probad Purush (predicatore di palco) bengalese per eccellenza. Rony é in Italia da 13 anni e, oltre ad aver girato tutto lo stivale in lungo e largo, ha presentato diversi eventi sul Bangladesh anche in Francia, Austria, Olanda e Spagna. Quest’anno Rony sarà il protagonista del Boishakhi Mela 1415, che si svolgerà a Roma, dal 20 aprile al 1° maggio, al parco di Centocelle (tutti i giorni dalle ore 20 alle 23).
Per l’occasione, Rony inaugurerà l’attività del Bangladesh Cultural Institute of Italy, del quale è il fondatore, con una serie di iniziative che promuoveranno la conoscenza della storia, della letteratura e delle arti bengalesi.

Le cerimonie tradizionali per festeggiare il Capodanno sono, infatti, occasione di socializzazione comunitaria e fanno parte di un patrimonio di cultura orale contadina che continua anche nella quotidianità dei bengalesi che vivono all’estero. Grazie a loro, il Boishakhi Mela ha oltrepassato i confini del Bengala per affermarsi come fenomeno internazionale che ha luogo, contemporaneamente, a Los Angeles, Houston, Washington DC, Tokio, Sydney, Londra e, appunto, Roma.

In Italia, quest’anno è la 13° edizione del Boishakhi Mela e a Roma si svolgerà la festa più grande. Dopo Dhaka, Calcutta e Londra, Roma è la quarta capitale dei bengalesi nel mondo e ogni anno attira circa 50 mila visitatori. Da tutte le regioni arrivano non solo immigrati indiani, pakistani, bengalesi e cingalesi ma anche molti italiani.
Dal 2001, l’organizzazione dell’evento romano è curata dell’Associazione Dhuumcatu (onlus che si occupa di tutela di diritti civili e di iniziative interculturali) in collaborazione con diverse istituzioni locali e quaranta associazioni culturali che si interessano di sud-est asiatico. In lingua bangla Dhuumcatu significa "stella cometa" ed è proprio con questo spirito di guida che l’associazione ricrea la giusta atmosfera per far rivivere gli stessi colori, profumi e sapori che si ritroverebbero, contemporaneamente, dall’altra parte del mondo, in un villaggio del Rajastan o lungo le strade di Delhi.
Per dieci giorni, a Roma, le danze indiane si fonderanno nei suoni delle percussioni, della tablā, del’harmonium e del sitâr. Il tutto sarà “condito” con musica tradizionale Raga a base di zenzero, curry e chiodi di garofano. Per il resto, in un concentrato di sensazioni, il disorientamento interculturale sarà un piacevole ponte fra culture.

(Articolo a cura di Silvia Rizzello, apparso il 16 aprile 2008 su PiazzaVittorioWeb )
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