

Il BCII augura un meraviglioso
Nuovo Anno Bengalese!




In seguito alle misure restrittive adottate dall’esercito pakistano nella notte del 25 marzo 1971, la prima Dichiarazione di Indipendenza fu proclamata per via radio da M. A. Hannan, dal Kalurghat Betar Kendra, di Chittagong, il 26 marzo 1971.
“Oggi il Bangladesh è un paese sovrano e indipendente. Nella notte di martedì, l’esercito del Pakistan Occidentale ha improvvisamente attaccato la caserma di polizia di Razarbagh e la Direzione Centrale dell’EPR a Pilkhana a Dhaka. Molti innocenti civili e disarmati hanno perso la vita sia a Dhaka, sia in altre parti del Bangladesh. Moltissimi scontri tra la polizia e il EPR da un lato e le forze
armate di Pindi, dall’altro, sono ancora in corso. I bangladesi stanno combattendo con enorme coraggio per un Bangladesh indipendente. Che Dio ci aiuti nella nostra lotta per la libertà. VIVA IL BANGLADESH ”

Le lingue sono lo strumento più potente che abbiamo per conservare e sviluppare il nostro patrimonio tangibile e intangibile.

È stata adotta ufficialmente a partire dal 17 gennaio 1972.
Lo Shaheed Minar è un monumento nazionale situato a Dhaka, in Bangladesh, realizzato per commemorare i martiri del movimento per la conservazione della lingua madre nel 1952. (Shaheed significa martire).

Mehndi è il nome hindi per una pianta di media grandezza dai fiori bianchi che cresce in Nord Africa, in Medio Oriente, in India e nel Sud Est Asiatico.
È un di tessuto di seta o di cotone, lungo circa sei metri e che si porta avvolto intorno ai fianchi e drappeggiato sulla spalla sinistra. Viene indossato fermando un’estremità alla sottogonna, si forma un mazzo di pieghe e poi lo si drappeggia intorno al corpo facendolo passare sul dorso a coprire il seno e poi ricadere dalla spalla sinistra. La parte finale detta pallu, è la parte più riccamente decorata e viene a volte fatta passare sul capo.


Il kathal o jackfruit o albero del pane è un frutto originario del sud est dell’India, del Bangladesh, delle Filippine e del Sri Lanka.
Ha un sapore simile a quello dell’ananas, ma questo frutto è meno succoso dell’ananas. Essiccato è buonissimo nelle torte leggermente aromatizzate con del limone. Infatti ha un aroma pungente e distintivo. Il frutto può arrivare a dimensioni enormi, del peso di cento chili ed oltre.
Lo si trova sottoforma di frutta sciroppata oppure surgelato o ancora seccato e commercializzato come delle patatine. La buccia di questo frutto è molto dura e spinosa. La polpa è ricca di amido e fibre. È un frutto molto energetico. Anche i semi del frutto sono commestibili. Si mangiano bolliti o arrostiti o infarinati. Quindi, questo frutto si può mangiare crudo o cotto. Quindi, in Italia, questo frutto ha preso il nome di “albero del pane” perché da esso si può ricavare una sorta di farina che di sapore assomiglia a quella delle castagne! Le foglie del kathal si usano come involucri per ricoprire o avvolgere alcune pietanze, come per esempio il celebre “idlis”, un dessert tipico del sud dell’India.
In Bangladesh è molto comune mangiare il frutto del kathal quando è ancora acerbo e di piccole dimensioni. Si usa anche come ingrediente di base per “curries”. Uno dei piatti tipici del Bangladesh in cui si usa il kathal come ingrediente è l’ “Enchorer Torkari” cioè un curry ricavato dal kathal acerbo.
Il legno dell’albero del kathal è utilizzato per la creazione di strumenti musicali, come per i tamburi, e anche per costruire porte, finestre, tetti, per oggetti di arredamento. E da questo legno si ricava anche la celebre tintura che serve per colorare le originali tuniche dei monaci buddisti dell’Asia meridionale, che sono di un colore marrone molto caratteristico.
Quindi, in lingua bengali questo frutto si chiama "Cãţtal", oppure "Enchor" , quando si tratta del frutto ancora acerbo usato nei curries.
La tigre reale del Bengala (Panthera tigris tigris Linnaeus, 1758) è la più comune e diffusa sottospecie di tigre tuttora esistente.


Kantha, in Bengali, letteralmente, significa "coperta", "coltre".
te, ed è meraviglioso pensare che con un umile lavoro femminile, creato con migliaia di piccolissimi punti colorati, sia stata scritta la storia di questo paese asiatico. Infatti, i disegni richiamano scene e temi della vita quotidiana, ma anche temi storici o religiosi e avvenimenti festosi, come ad esempio i matrimoni.
Il Capodanno in bengalese si chiama Pohela Boishakh, o Poila Boishakh. Si tratta del Nuovo Anno o Capodanno bengalese, il Nôbobôrsho, cioè il primo giorno del calendario bengalese, celebrato sia in Bangladesh sia nel Bengala Occidentale e anche nelle comunità bengalesi a Assam e a Tripura. La celebrazione del Pohela Boishakh unisce tutti i membri delle differenti comunità bengalesi, indipendentemente dalle differenze religiose e regionali. Il Pohela Boishakh cade il 14 di aprile o il 15 di aprile, secondo il calendario gregoriano, sulla base dell’applicazione del nuovo o del vecchio calendario bengalese.
bracciali churi, i fiori ful e i tipici bindis. Gli uomini, invece, portano il paejama di colore bianco o pants oppure il lungi (dhoti/dhuti), cioè una lunga gonna o ancora il kurta, cioè una tunica. La gente in città inizia la giornata con la tradizionale colazione a base di panta bhat, che secondo la tipica ricetta prevede riso, peperoncino verde, cipolla e pesce hilsa fritto. Invece il Panta Ilish è un piatto tradizionale a base di riso avanzato con il pesce hilsa fritto, con aggiunta di shutki, cioè pesce essiccato, achar, cioè sottaceti come i cetrioli, dal, cioè lenticchie, peperoncino verde e cipolla. Questo piatto a base di pesce è molto popolare in occasione della festa del Pohela Boishakh.
l Boishakhi Mela, seguiva il ciclo lunare e si inaugurava in primavera. Poi, con il tempo, la tradizione ha cominciato a seguire il ciclo solare e ha stabilito, come data per i festeggiamenti, il primo giorno del mese Boishak, che cade intorno al 14 Aprile. Quando ero piccolo aspettavo con ansia questa festa. Sono figlio unico. Per una volta all’anno, almeno, i miei genitori si dimenticavano di me e mi lasciavano andare dove volevo. Con i miei amici cercavo i giochi che organizzavano per noi ragazzi nelle strade di Dhaka e nei villaggi di campagna. Poi ci fermavamo per strada a mangiare il nostro riso biyrani condito con spezie varie, o il jal mori (riso soffiato ricco di salsa di mango e ingredienti vari) e il piegiu (lenticchie gialle con olio e cipolla), per finire al tipico dolce paesh o alle frittelle calde gilapi con farina, zafferano e zucchero. Oggi, in Bangladesh, la tradizione del Boishakhi Mela è la stessa di allora ma, grazie al palco, io la vivo qui in Italia e mi piace trasmetterla a chi non la conosce affatto.”