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Felice Capodanno Bengalese 2010 - Subho Noboborsho 1417






































Il BCII augura un meraviglioso
Nuovo Anno Bengalese!

Felice 1417 a tutti!
Fantastico 2010!
Il Capodanno del Bengala segna, per le popolazioni del Sud-est asiatico, l’inizio del Nuovo Borsho, l’anno di un calendario antico che coincide con la raccolta del riso. I contadini gli danno il benvenuto con feste popolari e fiere.

Per salutare un altro Pahela Baishakh o Bangla Navabarsa, il Capodanno, Dhaka, la capitale del Bangladesh, vive il suo maggior fermento. La gente va nelle piazze principali anche se è per la strada che si confondono, in un piacevole mix, spettacoli, musiche, danze e cibi della tradizione.

Nell’antichità il festival per il Capodanno, il Boishakhi Mela, seguiva il ciclo lunare e si inaugurava in primavera. Poi, con il tempo, la tradizione ha cominciato a seguire il ciclo solare e ha stabilito, come data per i festeggiamenti, il primo giorno del mese Boishak, che cade intorno al 14 Aprile.

Capodanno Bengalese 2010 - Boishakhi Mela 1417



Il Capodanno Bengalese 2010 avrà luogo il giorno 14 aprile presso il quartiere Tuscolana a Roma.

26 marzo 2010 - Giorno dell'Indipendenza del Bangladesh

In seguito alle misure restrittive adottate dall’esercito pakistano nella notte del 25 marzo 1971, la prima Dichiarazione di Indipendenza fu proclamata per via radio da M. A. Hannan, dal Kalurghat Betar Kendra, di Chittagong, il 26 marzo 1971.

Questa dichiarazione era stata scritta dal leader del Pakistan Orientale, (appena rinominato come Bangladesh) e Capo della Awami League (partito politico) Sheikh Mujibur Rahman.

Ma pochissime persone ascoltarono questa dichiarazione.
Al contrario, la famosa dichiarazione pronunciata dal Maggiore Zia, l’ Ami Major Zia Bolchhi, alla radio di Chittagong il 27 marzo, fu trasmessa anche dalle agenzie di stampa straniere ed ebbe un’enorme risonanza e diffusione.


Dichiarazione di Indipendenza














“Oggi il Bangladesh è un paese sovrano e indipendente. Nella notte di martedì, l’esercito del Pakistan Occidentale ha improvvisamente attaccato la caserma di polizia di Razarbagh e la Direzione Centrale dell’EPR a Pilkhana a Dhaka. Molti innocenti civili e disarmati hanno perso la vita sia a Dhaka, sia in altre parti del Bangladesh. Moltissimi scontri tra la polizia e il EPR da un lato e le forze
armate di Pindi, dall’altro, sono ancora in corso. I bangladesi stanno combattendo con enorme coraggio per un Bangladesh indipendente. Che Dio ci aiuti nella nostra lotta per la libertà. VIVA IL BANGLADESH ”

21 FEBBRAIO 2010 - GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA LINGUA MADRE

















I have not come to mourn
I have come to appeal for hanging
The people who have lost their lives here
Under the bloody red flowers in Ramna
Where there are still traces of blood burning like a fire
There I have come to protest, I have not come to cry
(By Mahbubul Alam)


“Non sono venuto per piangere.
Sono venuto a chiedere vendetta per la gente che ha perso la propria vita qui,

tra i fiori insanguinati del Ramna,
dove le macchie di sangue bruciano ancora come fuoco.
Sono venuto qui per protestare, non per piangere.”
(Ramna è il nome di un famoso e verdeggiante parco di Dhaka, che si trova nei pressi del campus universitario)



(Libera traduzione di un brano tratto dalla prima poesia composta in memoria dei martiri del 21 febbraio 1952 Non Sono Venuto per Piangere, ma a Chiedere Vendetta del celebre Mahbubul Alam. La poesia, della lunghezza di ben 17 pagine, fu pubblicata il 22 febbraio 1952 e il governo ne confiscò subito tutte le copie)

Le lingue sono lo strumento più potente che abbiamo per conservare e sviluppare il nostro patrimonio tangibile e intangibile.

Tutti i movimenti a sostegno della divulgazione delle lingue madri non servono solo ad incoraggiare la diversità linguistica e l’istruzione multilingue; ma anche allo sviluppo della piena consapevolezza delle tradizioni linguistiche e culturali mondiali e ad ispirare la solidarietà basata su comprensione e conoscenza, tolleranza e dialogo.

La Giornata Internazionale della Lingua Madre fu proclamata dal Congresso Generale dell’UNESCO nel novembre del 1999. Tale giornata è osservata ogni anno a partire dal 2000 per promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo.



Il 16 maggio del 2007, attraverso la risoluzione 61/22, l’Assemblea Generale proclamò il 2008 Anno Internazionale delle Lingue, per promuovere l’unità nella diversità e la comprensione internazionale attraverso il multilinguismo e il multiculturalismo.

Il 21 febbraio è una ricorrenza speciale per i bangladesi (gli abitanti del Bangladesh). Ogni anno, in questa data, il paese commemora la Giornata Internazionale della Lingua Madre per il riconoscimento della conservazione del bengali o bangla come lingua ufficiale del Bangladesh. L’UNESCO, accogliendo la richiesta della popolazione del Bangladesh, ha dichiarato il 21 febbraio Giornata Internazionale della Lingua Madre a livello mondiale.

Perché il 21 febbraio è una data così speciale? Gli eventi che portarono all’adozione del 21 febbraio come Giornata Internazionale della Lingua Madre iniziarono quando il governatore generale del Pakistan, Mohammed Ali Jinnah, dichiarò pubblicamente il 21 marzo del 1948 che l’urdu sarebbe diventata l’unica lingua ufficiale sia per il Pakistan occidentale sia per quello orientale. Ma la maggior parte della gente che viveva nel Pakistan orientale parlava il bengali e di conseguenza protestò contro tale dichiarazione. Il 21 febbraio 1952 un gruppo di studenti sostenitori del bengali persero la vita protestando presso il campus universitario di Dhaka contro le autorità pakistane che cercavano di imporre l’urdu, già lingua ufficiale del Pakistan, ai 70 milioni di parlanti il bengali del Bangladesh orientale (allora Pakistan orientale).
Gli studenti uccisi furono ritenuti dei martiri per la loro causa e ciò risultò essere l’inizio della lotta del Bangladesh per l’indipendenza. Il fatto accadde tra le 3:20 e le 3:50 del pomeriggio del 21 febbraio del ’52. Furono questi 30 minuti che seminarono nel cuore di milioni di bangladesi il desiderio di una nazione. La lotta per il diritto di parlare in bengali è riconosciuta ora in tutto il mondo come Giornata Internazionale della Lingua Madre.

Ogni anno, il 21 febbraio, in Bangladesh e altrove nel mondo in cui sia presente un gruppo considerevole di bangladesi, si commemora la Giornata Internazionale della Lingua Madre. Risale al 1999 la proposta all’UNESCO per la creazione di una Giornata Internazionale della Lingua Madre nella convinzione che una cultura della pace possa fiorire veramente solo dove ognuno condivida il diritto di comunicare liberamente nella propria lingua madre, in tutti gli ambiti della propria vita. L’UNESCO ne è convinta, proprio come crede che nell’istruzione ci dovrebbe essere la diversità linguistica e culturale e la protezione delle lingue in pericolo di estinzione. Così, in occasione della 30° sessione del Congresso Generale dell’UNESCO nel 1999 si decise di lanciare la Giornata Internazionale della Lingua Madre nel mondo.

In Bangladesh, la Giornata Internazionale della Lingua Madre è commemorata con eventi che hanno luogo soprattutto presso il Monumento ai Martiri della Lingua, a Dhaka. Molta gente porta fiori, soprattutto rossi e gialli, sistemati ai piedi del monumento. È una giornata solenne, di rispetto per i martiri che portarono all’attenzione del mondo la necessità di mantenere in vita le lingue marginali. Il paese, allo scopo di rendere immortale il 21 febbraio, ha chiamato questa giornata Amar Ekushay (21 febbraio immortale) e commemora la sua importanza storica in maniera solenne, tributando e omaggiando i figli di questa terra e ricordandone il sacrificio in difesa della dignità della loro lingua materna. L’ Amar Ekushay è ampiamente noto anche come il Shaheed Day (la giornata dei Martiri), per evidenziare il Movimento per la Lingua del 21 febbraio e la posizione del bengali lingua ufficiale della nazione.
Allo scoccare della mezzanotte, il Presidente della nazione e il Primo Ministro danno inizio alla processione, che rende omaggio ai martiri, agli Shaheed Minar (i Monumenti ai Martiri) in tutto il paese. Gente proveniente da ogni dove, che indossa fasce nere in segno di lutto, scalza, si dirige allo Shaheed Minar, per mostrare rispetto ai martiri di questa terra. Bambini, ragazzi, giovani e meno giovani, uomini e donne, tutti si dirigono verso lo Shaheed Minar cantando Amar Bhaiyer Rakte Rangano Ekushey February Ami Ki Bhulite Pari (21 febbraio, giorno bagnato di sangue dei nostri fratelli; come dimenticarlo).
Un’enorme massa di persone in ogni angolo del paese depone ghirlande, corone di fiori, in segno di rispetto e fa una promessa solenne, per tradurre i sogni dei martiri in realtà, per la democrazia, una società libera dallo sfruttamento e l’emancipazione economica del paese.
Ma il suo significato va oltre il semplice movimento della lingua per rappresentare la lotta per l’emancipazione dall’oppressione. Continuare a ricordare e celebrare questa giornata contribuisce a sviluppare l’identità culturale nazionale che fa dei bangladesi un popolo che abita una nazione indipendente. È un orgoglio nazionale per tutti i bangladesi che si rifiutarono di accettare la dominazione e che culminò nella vittoria per la lingua madre e per il riconoscimento a livello mondiale del Bangladesh come nazione indipendente.





















La Bandiera del Bangladesh...simbolo nazionale!


È stata adotta ufficialmente a partire dal 17 gennaio 1972.
Nasce dall’adattamento di un’altra bandiera, che era simile ed era stata adotta durante la Guerra di Liberazione del Bangladesh nel 1971.

Nella bandiera del Bangladesh vi è un cerchio rosso su una superficie verde. La bandiera fu issata per la prima volta nel 1971 presso il campus universitario della celebre università di Dhaka.

Shaheed Minar, monumento nazionale del Bangladesh

Lo Shaheed Minar è un monumento nazionale situato a Dhaka, in Bangladesh, realizzato per commemorare i martiri del movimento per la conservazione della lingua madre nel 1952. (Shaheed significa martire).

La Giornata Internazionale della Lingua Madre fu proclamata dall’Unesco il 21 febbraio del 2000, e viene celebrata ogni anno, in questa data, negli Stati Membri e alla Sede dell’Unesco allo scopo di promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo.




Tale giornata consacra il riconoscimento del Movimento per la Lingua commemorato in Bangladesh con la Giornata del Movimento per la Lingua dal 1952, quando la polizia e l’esercito dello stato pachistano, che occupava allora il Bangladesh, aprirono il fuoco sulla folla dei parlanti il bengali e che manifestavano per i loro diritti linguistici a Dhaka.

In Bangladesh il 21 Febbraio si depongono dei fiori al Shaheed Minar (cioè il Monumento ai Martiri). Si comprano e regalano braccialetti di vetro. Si cucinano dei piatti speciali e si organizzano delle feste. Si organizzano gare letterarie e a premi. È il momento della celebrazione della lingua e della cultura del BD. Si tratta di un giorno di festa nazionale, il Dibôsh, o Shaheed Day. Negli altri paesi, invece, non si tratta di una festa nazionale e quindi la vita sociale non ne è influenzata.


In Italia, ogni anno, le comunità bangladesi organizzano i festeggiamenti della Giornata Internazionale della Lingua Madre. Per esempio, anche quest'anno il BCII ha organizzato a Roma la celebrazione di quest'importante ricorrenza nella notte del 20 febbraio 2009. E' stato eretto un monumento simbolico che ricordasse lo Shaheed Minar e allo scadere della mezzanotte si è effettuata la cerimonia di deposizione dei fiori in ricordo di tutti coloro che hanno perduto la loro vita per la difesa e la conservazione della propria lingua.





















Doel - Uccello nazionale del Bangladesh


Il doel o doyel è l'uccello nazionale del Bangladesh. E' uno dei simboli di questo meraviglioso paese, amatissimo dalla sua gente;
tanto da dedicargli addirittura una bellissima piazza (che appunto si chiama Doyel Chatwar ) e che si trova a Dhaka, la capitale del Bangladesh.


Versione inglese: http://bcii-en.blogspot.com/2009/06/doel-or-magpie-robin.html
Mehndi è il nome hindi per una pianta di media grandezza dai fiori bianchi che cresce in Nord Africa, in Medio Oriente, in India e nel Sud Est Asiatico.
Per secoli questa pianta è stata impiegata per la tintura di cotone, lana e seta e continua ad essere molto popolare come tinta per capelli e come colore per decorazioni sul corpo, soprattutto su mani e piedi. Il suo nome arabo, hinna, poi henné. In italiano hennè.

Nei matrimoni islamici, ebrei spagnoli ed indù le spose e a volte anche gli sposi sono decorati con disegni di buon auspicio. In alcuni luoghi è credenza che la maggiore profondità del colore dell'hennè determini la maggiore felicità della nuova unione.

Sebbene sia più frequente che solo la mano della sposa sia decorata con l'hennè, in certe regioni del Bangladesh e del Kashmir anche le mani dello sposo sono decorate con motivi esclusivamente adatti agli uomini.

Shari e accessori

È un di tessuto di seta o di cotone, lungo circa sei metri e che si porta avvolto intorno ai fianchi e drappeggiato sulla spalla sinistra. Viene indossato fermando un’estremità alla sottogonna, si forma un mazzo di pieghe e poi lo si drappeggia intorno al corpo facendolo passare sul dorso a coprire il seno e poi ricadere dalla spalla sinistra. La parte finale detta pallu, è la parte più riccamente decorata e viene a volte fatta passare sul capo.





Altro elemento indispensabile per indossare correttamente uno shari è il choli, la blusa aderentissima che copre il seno lasciando scoperta la vita, talvolta con ampie scollature sulla schiena, ma sempre rigorosamente fatto su misura come se fosse una seconda pelle. Il choli spesso è un blouse, corto corpetto che si ferma subito sotto lo sterno.




Il sari non ha cuciture di sorta e non richiede bottoni, lacci, elastici, fibbie, cinture di alcun genere perché si indossa ripiegando la stoffa su se stessa come in un origami. Gli stili del drappeggio possono essere diversi.




Un altro accessorio importante da acquistare con il sari è una sottogonna di cotone, sempre in nuance, con chiusura a coulisse in vita. È in questa che si infilano e si fissano le pieghe del sari, proprio sotto l'ombelico.




Il colore o la stampa di un sari è scelto accuratamente a seconda dello stato civile e dell'età della signora. Per le spose il rosso è il colore preferito. Le tinte unite e i colori della terra sono invece più adatti alle signore in età. Il primo sari viene donato alle ragazze al raggiungimento della pubertà, con una cerimonia festosa che coinvolge famiglia ed amici.




I sari del Bengala, i baluchari, presentano decorazioni di richiamo epico, soprattutto dal Ramayana, solamente sul bordo e sul pallu, rendendoli simili a degli arazzi.
Il sari è anche un meraviglioso tessuto che trova mille applicazioni nell’arredamento.




Quando si indossa il sari bisogna fare moltissima ttenzione anche agli accessori e ai particolari. Bisogna scegliere nelle varie nuances di colore che si addattino a quello del sari: i braccialetti detti churi, la collane e gli orecchini, i sandali da portare ai piedi, la borsetta, le cavigliere e altre decorazioni come i bellissimi bindi.
In grande conto sono tenuti gli orecchini, la gemma sulla narice, gli anelli, infilati anche alle dita dei piedi, e, importantissime, le cavigliere, che sono rigorosamente gemelle e portate piuttosto larghe, in modo che i pendagli o le catenelle che le adornano cadano quasi sul collo del piede.




Poi, altro elemento importantissimo è il trucco.
Il trucco può essere anche molto elaborato, arricchito con disegni all'hennè sulle mani e sui piedi, ma comprende come minimo il notissimo kajal e molto spesso il "terzo occhio" disegnato o incollato sulla fronte, di colore blu, rosso, giallo o nero. Il terzo occhio si chiama bindi, appunto.
Come tocco finale, sui capelli, neri, lunghi, lisci e variamente raccolti, si appoggia una collana di fiori di gelsomino.
Tipi diversi di bindi:

La spiaggia di Cox's Bazar



Cox's Bazar (in bengalî kôksho bajar o kôks bazar), è una città, un porto peschereccio, e anche una stazione termale, all’estremo sud-est del Bangladesh, vicino Chittagong. Prima questa città si chiamava Pengwa (fiore giallo), ma adesso deve il suo nome al capitano Cox, un ufficiale dell’Esercito Britannico del XVII sec. Ai tempi dell’India britannica.La città è famosa soprattutto per la sua spiaggia.
La spiaggia di Cox's Bazar è la spiaggia più lunga del mondo : si estende per ben 120 km e resta la maggiore attrazione turistica del Bangladesh. Si tratta di una lunghissima spiaggia di sabbia che inizia in prossimità della foce del fiume Bakkhali fino a Teknaf. La spiaggia si può raggiungere da Chittagong in macchina, in treno o in aereo. La spiaggia è meta soprattutto dei bangladesi, ma la presenza di turisti stranieri si nota sempre di più. La spiaggia principale si trova di fronte la città di Cox's Bazar e si chiama Laboni.
Poi, a circa 18 km a sud della città si trova Himchhari, un luogo dove si è soliti fare dei picnic. E ancora, la spiaggia Inani, a 35 km a sud della città. Inani è una lunga spiaggia di sabbia bianca, meno frequentata rispetto alle altre spiagge e nelle sue acque non ci non squali o pescecani. I bagnanti, anche se in tenuta poco appariscente, soprattutto se donne, saranno osservati con curiosità dagli abitanti del posto e dai vacanzieri locali. Le donne del Bangladesh che nuotano (è molto raro vederne) lo fanno indossando un largo shalwa kameez.
Poi vi è anche una piccola isola dal nome Moheshkhali in cui vi sono delle colline e delle foreste di mangrovie. Vi è anche un tempio indù dedicato a Shiva.
Invece nell’isola di Sonadia l’attrazione maggiore sono i granchi dalla testa rossa.
Molto bella è anche l’Isola di Saint Martin a circa 9 km a sud della penisola di Teknaf. In questa isola si possono ammirane: il mare di un blu cristallino, il corallo, i granchi, gli alberi di noce di cocco, le perle e le bellissime tartarughe di mare, che purtroppo sono ormai minacciate.
Vi è ancora Bandarban, a circa 3 ore di macchina da Cox's Bazar, località vicina al più grande tempio buddista del Bangladesh, il Buddha Dhatu Jadi e anche alla bellissima cascata detta Shoilo Propat. Infine, bisogna citare anche Rangamati, città buddista che ospita un bellissimo lago artificiale, il lago Kaptai, e che è famosa per la bellezza dei suoi paesaggi.

Il kathal - jackfruit - albero del pane






Il kathal o jackfruit o albero del pane è un frutto originario del sud est dell’India, del Bangladesh, delle Filippine e del Sri Lanka.

Ha un sapore simile a quello dell’ananas, ma questo frutto è meno succoso dell’ananas. Essiccato è buonissimo nelle torte leggermente aromatizzate con del limone. Infatti ha un aroma pungente e distintivo. Il frutto può arrivare a dimensioni enormi, del peso di cento chili ed oltre.

Lo si trova sottoforma di frutta sciroppata oppure surgelato o ancora seccato e commercializzato come delle patatine. La buccia di questo frutto è molto dura e spinosa. La polpa è ricca di amido e fibre. È un frutto molto energetico. Anche i semi del frutto sono commestibili. Si mangiano bolliti o arrostiti o infarinati. Quindi, questo frutto si può mangiare crudo o cotto. Quindi, in Italia, questo frutto ha preso il nome di “albero del pane” perché da esso si può ricavare una sorta di farina che di sapore assomiglia a quella delle castagne! Le foglie del kathal si usano come involucri per ricoprire o avvolgere alcune pietanze, come per esempio il celebre “idlis”, un dessert tipico del sud dell’India.

In Bangladesh è molto comune mangiare il frutto del kathal quando è ancora acerbo e di piccole dimensioni. Si usa anche come ingrediente di base per “curries”. Uno dei piatti tipici del Bangladesh in cui si usa il kathal come ingrediente è l’ “Enchorer Torkari” cioè un curry ricavato dal kathal acerbo.

Il legno dell’albero del kathal è utilizzato per la creazione di strumenti musicali, come per i tamburi, e anche per costruire porte, finestre, tetti, per oggetti di arredamento. E da questo legno si ricava anche la celebre tintura che serve per colorare le originali tuniche dei monaci buddisti dell’Asia meridionale, che sono di un colore marrone molto caratteristico.

Quindi, in lingua bengali questo frutto si chiama "Cãţtal", oppure "Enchor" , quando si tratta del frutto ancora acerbo usato nei curries.

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La tigre reale del Bengala e le Sundarbans, la foresta di mangrovie più grande al mondo!

La tigre reale del Bengala (Panthera tigris tigris Linnaeus, 1758) è la più comune e diffusa sottospecie di tigre tuttora esistente.
È tradizionalmente considerata come la seconda sottospecie per dimensioni dopo la tigre siberiana, ma spesso esemplari che vivono nel Bengala settentrionale sono più grandi delle tigri siberiane.
La sottospecie tigre del Bengala (P. tigris tigris) è l'animale nazionale del Bangladesh, mentre la specie tigre (P. tigris) è l'animale nazionale dell'India.


La tigre del Bengala è un animale maestoso ed attualmente protetto, che trova la sua dimora preferita nelle foreste di mangrovie delle Sundarbans.

Variazioni cromatiche del mantello:

• tigre bianco-nera, quando entrambi i genitori, sono portatori del raro gene del mantello bianco e la tigre appare bianca con strisce nere ed occhi azzurri;


• tigre aurea, con il mantello dorato invece che arancione (questa variante è presente anche nella tigre siberiana;


• tigre albina, per esemplari affetti da albinismo, per cui appaiono completamente bianche, senza strisce, con occhi argentati;


• tigre nera, per esemplari affetti da melanismo, ossia con mantello scuro e lucido, nel quale si distinguono a fatica le striature.
























Sundarbans è il nome attribuito alla più grande foresta di mangrovie del mondo, che si trova nel delta del fiume Gange e si estende su regioni appartenenti al Bangladesh e allo stato del Bengala Occidentale, in India.
È un Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO dal 1997, anche se la zona appartenente al Bangladesh e quella appartenente all'India sono elencati fra i Patrimoni dell'UNESCO con due nomi differenti (Sundarbans nel primo caso, Parco nazionale di Sundarbans nel secondo, che fa parte della lista fin dal 1987), anche se fondamentalmente si tratta di due parti differenti della stessa foresta.
Le Sundarbans sono intersecate da una complessa rete di vie d'acqua soggette a maree, distese fangose e piccole isole di foreste di mangrovie adattate all'acqua salata, un ottimo esempio di processi ecologici ancora in corso.
L'area è famosa per la sua enorme varietà di fauna; l'esempio più famoso è dato dalle tigri del Bengala, dette mangiatrici di uomini, ma vi si possono trovare anche numerose specie di cetacei, uccelli, cervidi, coccodrilli e serpenti.
Si stima che le Sundarbans ospitano circa 700 tigri del Bengala (stima del 2004).
Queste tigri sono famose per la quantità di uomini che uccidono: le stime variano da 20 a 80 persone l'anno. Esse sono le ultime "mangiatrici di uomin"i rimaste sul pianeta, anche se non sono le uniche tigri che vivono a contatto con gli esseri umani: a Bandhavgarh, benché diversi villaggi siano situati a ridosso delle riserve dedicate alle tigri, una sola persona è storicamente stata attaccata da uno di questi grossi felini.
Le Sundarbans sono intersecate da una complessa rete di vie d'acqua soggette a maree, distese fangose e piccole isole di foreste di mangrovie adattate all'acqua salata. I fiumi delle Sundarbans sono un punto d'incontro fra l'acqua dolce (che proviene dal Gange) e l'acqua salata del golfo del Bengala.
Il sundari tree è l'albero tipico nella foresta di mangrovie Sundarban. Si tratta della pianta più comune in questa zona. Infatti è proprio dal sundari tree che deriva il nome della foresta Sundarbans. Sundarban letteralmente significa "bella foresta". La gente del luogo è solita chiamarla bathir desh, cioè il paese delle maree.
SCHEDA dell'UNESCO: spiega perché le sundarbans fanno parte del Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO dal 1997 (http://whc.unesco.org/en/list/798):
The Sundarbans
Date of Inscription: 1997 Criteria: (ix)(x) Property : 139500 haSouth-Western Region (Khulna Division)N21 56 60 E89 10 59.988Ref: 798 Brief Description: The Sundarbans mangrove forest, one of the largest such forests in the world (140,000 ha), lies on the delta of the Ganges, Brahmaputra and Meghna rivers on the Bay of Bengal. It is adjacent to the border of India’s Sundarbans World Heritage site inscribed in 1987. The site is intersected by a complex network of tidal waterways, mudflats and small islands of salt-tolerant mangrove forests, and presents an excellent example of ongoing ecological processes. The area is known for its wide range of fauna, including 260 bird species, the Bengal tiger and other threatened species such as the estuarine crocodile and the Indian python. Justification for InscriptionThe Committee inscribed the site under criteria (ix) and (x) as one of the largest remaining areas of mangroves in the world, which supports an exceptional biodiversity with a wide range of flora and fauna, including the Bengal Tiger and provides a significant example of on-going ecological processes (monsoon rains, flooding, delta formation, tidal influence and plant colonisation).

















Nakshi kantha : le coltri ricamate del Bangladesh

Kantha, in Bengali, letteralmente, significa "coperta", "coltre".

L’immagine “classica” è questa:
una donna, in un villaggio del Bangladesh, che stende davanti alla capanna, sulla terra cotta dal sole, vecchi abiti femminili (shari) e vecchi abiti maschili (duti o lungi).

La stoffa viene unita in tre strati, lasciando sopra un pezzo bianco e tracciando sulla stoffa stessa delle immagini trasparenti. Quindi, utilizzando i fili colorati dei vecchi abiti, questa donna riempie il disegno con dei punti sottili.









Nascono così le nackshi kantha, le coltri ricamate, ed è meraviglioso pensare che con un umile lavoro femminile, creato con migliaia di piccolissimi punti colorati, sia stata scritta la storia di questo paese asiatico. Infatti, i disegni richiamano scene e temi della vita quotidiana, ma anche temi storici o religiosi e avvenimenti festosi, come ad esempio i matrimoni.

Ma il fatto ancora più eclatante è che, dopo un periodo di parziale abbandono, questa antichissima tradizione è rinata e vive oggi una vera e propria seconda vita.




Le coltri ricamate più tradizionali portano al centro un fiore di loto, simbolo del mondo e dell’unità, mentre in ogni angolo hanno un albero, simbolo della vita. Quelle dei villaggi sono invece ricche di simboli legati alla fertilità: alberi, fiori, animali e pesci. Infatti, il ricamo ha una valenza pratica ma anche una di benedizione per la propria vita e quella dei propri familiari, simboleggiata da gioielli, attrezzi da lavoro dei campi, utensili da cucina e così via.


Molto soffici, calde e morbide, le coltri ricamate erano un compagno di viaggio per il marito che si allontanava dal villaggio per un lungo periodo, mentre per i bambini le coltri ricamate erano meno elaborate.




Ma tanti sono gli usi di queste coltri ricamate: ampie e piccole da utilizzare come copriletto, quadrate per ricoprire libri, per avvolgere oggetti diversi, copertine per il Corano, tappeti per pavimenti e tovaglie per la tavola.









Di certo si può parlare di stili diversi e, anzi, è stato sostenuto che gli stili delle nackshi kantha sono tanti quanti le donne che le hanno ricamate. La zona nord-ovest del Bangladesh produce il sujni, pesante, decorato con disegni geometrici e cucito con il punto lohori; mentre nella zona di Khulna, Barisal e Faridpur i disegni riproducono storie di villaggio e spesso riflettono i desideri di una madre per il matrimonio della figlia.

L’importanza nella vita e nella storia del Bangladesh delle nackshi kantha è dimostrata anche dal fatto che queste coltri ricamate sono entrate nella letteratura. Infatti, un poema del poeta Jasim Uddin si in titola addirittura Naksi Kanthar Math (1929), cioè La terra dalla coltre ricamata, che forse è la più bella definizione che si può dare del Bangladesh.

Le kantha sono diventate un prodotto dell’artigianato molto popolare e questa popolarità è stata molto importante perché ha portato all’indipendenza economica e al miglioramento delle condizioni di vita di centinaia di donne bengalesi povere. La scrittrice e professoressa d’inglese all’università di Dhaka Niaz Zaman, nel suo libro, The Art of Kantha Embroidery, (l’arte del ricamo delle kantha) ha affermato che il ricamo di queste coperte è una vera e propria forma d’arte femminile. Delle kantha del Bangladesh si fece menzione per la prima volta nel libro Sri Sri Chaitanya Charitamrita di Krishnadas Kaviraj. Poi ne parlò Zaman, che nel suo libro riporta la storia del celebre artista Rabrindanath Tagore, che incontrò una donna in un villaggio nel distretto di Srihatta, in Bangladesh, che stava “registrando” la propria storia in una kantha, partendo dall’evento più importante della propria vita, cioè il suo matrimonio, fino all’età della vecchiaia.

Ecco degli estratti del poema di Jasim Uddin:La Terra Dalla Coltre Ricamata, Italian translation, translated by P. M. Rigon, Lief, Vicenza, Italy, 1977.

Spreading the embroidered quilt
She works the livelong night,
As if the quilt her poet were
Of her bereaved plight.
Many a joy and many a sorrow
Is written on its breast;
The story of Rupa's life is there,line by line expressed.


The fishes find the deep sea,
The birds the branches of the tree.
The Mother knows her love for her son
By the sharp pain in her heart alone
Many and diverse the colour of the cows,
But white the colour that all milk shows.
Through all the world, a Mother's name-
A Mother's song is found the same.


Black is the pupil of my eye,
Black ink with which I write
Black is Birth and death is black
Black is the universal Night.

(Jasim Uddin)

CAPODANNO BENGALESE - BOISHAKHI MELA - Boishakhi Mela a Dhaka

Il Capodanno in bengalese si chiama Pohela Boishakh, o Poila Boishakh. Si tratta del Nuovo Anno o Capodanno bengalese, il Nôbobôrsho, cioè il primo giorno del calendario bengalese, celebrato sia in Bangladesh sia nel Bengala Occidentale e anche nelle comunità bengalesi a Assam e a Tripura. La celebrazione del Pohela Boishakh unisce tutti i membri delle differenti comunità bengalesi, indipendentemente dalle differenze religiose e regionali. Il Pohela Boishakh cade il 14 di aprile o il 15 di aprile, secondo il calendario gregoriano, sulla base dell’applicazione del nuovo o del vecchio calendario bengalese.



In Bangladesh, il Pohela Boishakh è celebrato il 14 di aprile perché si seguono le indicazioni dell’Accademia Bangla, che ha designato come ufficiale il calendario modificato e corretto. In Bangladesh, il Pohela Boishakh è una festività nazionale. Nel Bengala la festa di Capodanno è strettamente connessa con la vita rurale. Di solito, in occasione del Pohela Boishakh, le case sono pulite a fondo. La gente si alza presto la mattina ed è felice di indossare i vestiti più eleganti. La giornata si trascorre incontrando i parenti, gli amici e anche i vicini di casa. Si preparano delle pietanze speciali proprio per accogliere nel modo più gentile e ricco i propri ospiti. Si tratta, quindi, di una festa rurale, di campagna, che è diventata, nel tempo, enorme, importantissima nelle grandi città e specialmente nella capitale del Bangladesh, Dacca. In moltissimi luoghi del paese si organizzano delle fiere o sagre proprio in occasione del Capodanno. Differenti prodotti agricoli e anche artigianali, come giocattoli, cosmetici e anche disparati tipi di piatti e dolciumi sono venduti in queste fiere. Durante le fiere è anche possibile assistere a spettacoli, concerti, con cantanti e ballerini che si esibiscono nelle famose jatra (esecuzioni musicali tradizionali), pala gan, kobigan, jarigan, gambhira gan, gazir gan e alkap gan. Si presentano le canzoni popolari o folk come quelle baul, marfati, murshidi e bhatiali. Si rappresentano anche le narrative plays, cioè delle vere e proprie rappresentazioni teatrali, come Laila-Majnu, Yusuf-Zulekha e Radha-Krishna. Tra le altre attrazioni di queste ferie vi sono anche spettacoli di marionette e le giostre. La festa del Pohela Boishakh, anche se è nata come una festa rurale, è diventata molto diffusa e importante nelle città. La mattina presto la gente si siede sotto un grande albero o lungo la riva di un lago per vedere l’alba. Gli artisti che si esibiscono cantano delle canzoni di augurio per il nuovo anno. Tutti indossano i tradizionali abiti della festa: le ragazze indossano il sari dagli orli rossi e portano anche i bracciali churi, i fiori ful e i tipici bindis. Gli uomini, invece, portano il paejama di colore bianco o pants oppure il lungi (dhoti/dhuti), cioè una lunga gonna o ancora il kurta, cioè una tunica. La gente in città inizia la giornata con la tradizionale colazione a base di panta bhat, che secondo la tipica ricetta prevede riso, peperoncino verde, cipolla e pesce hilsa fritto. Invece il Panta Ilish è un piatto tradizionale a base di riso avanzato con il pesce hilsa fritto, con aggiunta di shutki, cioè pesce essiccato, achar, cioè sottaceti come i cetrioli, dal, cioè lenticchie, peperoncino verde e cipolla. Questo piatto a base di pesce è molto popolare in occasione della festa del Pohela Boishakh.




A Dhaka si tiene ogni anno la festa più bella, divertente e colorata in occasione del Capodanno. La gente attende il mattino sotto gli alberi banyan, cioè i tipici ficus benghalensis, gli alberi baniano, cioè fichi del Banyan al Ramna Park, dove gli artisti Chhayanat salutano il nuovo giorno con le famosissime canzoni di Rabindranath Tagore:







Esho, he Boishakh, Esho Esho
(Vieni, O Boishakh, Vieni, Vieni)







Una cerimonia simile, di benvenuto al nuovo anno, ha luogo l’Istituto delle Belle Arti all’Università di Dacca. Gli studenti e gli insegnanti dell’istituto danno vita ad una processine colorata e sfilano all’interno del campus universitario. Organizzazioni sociali e culturali organizzano degli spettacoli culturali per celebrare il nuovo anno. I giornali pubblicali dei supplementi speciali e anche alla radio e alla televisione si mandano in onda dei programmi speciali.




La magia del Capodanno Bengalese dalle parole di Rony Akther, Presidente del B.C.I.I.: “Quando ero piccolo aspettavo con ansia questa festa. I profumi, i colori, gli abiti del traditionale prendono forma in tutto il paese e la festa del Boishakhi Mela, il festival del Capodanno bengalese, comincia così, di buon’ora, alle 7 del mattino e dura per una settimana. Tutti indossano abiti nuovi. Gli uomini il punjabi, vestito lungo, o il koti, camicia a maniche larghe, e le donne i raffinati shari, abiti di stoffe pregiate con colori accesi. Si regalano fiori, libri, musica e, ovviamente, si fanno gli auguri. Il Capodanno del Bengalese segna, per le popolazioni del Sud-est asiatico, l’inizio del Nuovo Borsho, l’anno di un calendario antico che coincide con la raccolta del riso. I contadini gli danno il benvenuto con feste popolari e fiere. Per salutare un altro Pahela Baishakh o Bangla Navabarsa (Capodanno) Dhaka, la capitale del Bangladesh, vive il suo maggior fermento. La gente va nelle piazze principali anche se è per la strada che si confondono, in un piacevole mix, spettacoli, musiche, danze e cibi della nostra tradizione. Nell’antichità il festival per il Capodanno, il Boishakhi Mela, seguiva il ciclo lunare e si inaugurava in primavera. Poi, con il tempo, la tradizione ha cominciato a seguire il ciclo solare e ha stabilito, come data per i festeggiamenti, il primo giorno del mese Boishak, che cade intorno al 14 Aprile. Quando ero piccolo aspettavo con ansia questa festa. Sono figlio unico. Per una volta all’anno, almeno, i miei genitori si dimenticavano di me e mi lasciavano andare dove volevo. Con i miei amici cercavo i giochi che organizzavano per noi ragazzi nelle strade di Dhaka e nei villaggi di campagna. Poi ci fermavamo per strada a mangiare il nostro riso biyrani condito con spezie varie, o il jal mori (riso soffiato ricco di salsa di mango e ingredienti vari) e il piegiu (lenticchie gialle con olio e cipolla), per finire al tipico dolce paesh o alle frittelle calde gilapi con farina, zafferano e zucchero. Oggi, in Bangladesh, la tradizione del Boishakhi Mela è la stessa di allora ma, grazie al palco, io la vivo qui in Italia e mi piace trasmetterla a chi non la conosce affatto.”
Video festeggiamenti Capodanno Bengalese a Dhaka , aprile 2009:http://www.kataweb.it/multimedia/media/5524316
... aspettando i festeggiamenti per il Capodanno Bengalese 2009 - il Boishakhi Mela 1416 a Roma, nel mese di maggio...

... Rony Akther, presentatore carismatico della comunità bengalese, è pronto ad animare in maniera simpatica e divertente come sempre le serate del Capodanno Bengalese 2009 ...

Il Calendario Bengalese (1)

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Tutti i testi relativi al calendario bengalese
sono stati tradotti dalla Dott.ssa Daniela Di Bartolo
Addetta Ufficio Stampa del B.C.I.I.


Il Calendario Bengalese (2)


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